Yerevan – Erevan (Armenia)

Yerevan, settembre 2016.

museo di storia armena (Yerevan, Armenia)

museo di storia armena (Yerevan, Armenia)

Ed eccomi giunto all’ultima tappa del mio viaggio attraverso le repubbliche del Caucaso. Dopo Azerbaijan e Georgia è il turno del piccolo paese dell’Armenia, terra antica, ricca di storia e monumenti. Penso che ci sia una sorta di legame particolare tra il nostro paese e l’Armenia. Personalmente, fin da bambino, ho sempre sentito nominare questo popolo: nella mia Venezia c’è una piccola isola, San Lazzaro, chiamata Isola degli Armeni in quanto ospita da oltre tre secoli un monastero mechitarista (1). Questa specie di feeling la avverto già ora, subito dopo essere giunto a Yerevan: il doganiere che mi controlla il passaporto si è appena accorto che sono italiano e mi porge un caloroso benvenuto. Poco dopo il commesso al punto vendita delle sim card per cellulari mi chiede molto interessato com’è la situazione in Italia dopo il recente terremoto e se qualche mio famigliare è rimasto coinvolto. Armenia. Un paese molto accogliente, certamente non esteso (meno di un decimo dell’Italia) e relativamente poco abitato (meno di tre milioni di abitanti), senza sbocchi sul mare e con lunghi confini terrestri per i quali non si può transitare (Turchia, Azerbaijan) a causa di perduranti tensioni politiche.

teatro dell'opera (Yerevan, Armenia)

teatro dell’opera (Yerevan, Armenia)

Una terra con un grande lago, dove vi sono distese quasi desertiche ma anche vallate verdeggianti. E poi c’è Yerevan, capitale ricca di cultura e tradizioni, una città per certi versi sorprendente: una vivacissima metropoli che sorge a 1.000 metri sul livello del mari e che è incorniciata da una bellissima vista del Monte Ararat (che si trova nel vicino territorio turco). Qui, come raramente mi è capitato, mi sento subito a mio agio. Il mio albergo, molto kitsch, sembra un modellino di antico castello e si trova a pochi chilometri dal centro, sulla strada molto trafficata che conduce verso nord, fino al Lago di Sevan. Sicuramente non è una zona adatta per fare passeggiate, è un luogo lontano della fermate della metropolitana e anche le marshrutka, i piccoli pulmini, non sono frequenti. Però i numerosissimi taxi sono molto economici ed efficienti e non ci sarà quindi alcun problema per gli spostamenti. La stanza è coerente con la facciata dell’hotel. Sembra di essere dentro una magione: letto enorme con una testiera di (finto) legno massiccio, armadi austeri, divani di velluto, finte crepe dipinte sugli angoli dei muri. Ma ci sono anche molte comodità: aria condizionata, wifi, satellite e una gigantesca vasca per idromassaggio. Dormirò benissimo…

La Cascata, particolare (Yerevan, Armenia)

La Cascata, particolare (Yerevan, Armenia)

Mi sono svegliato di mattina presto. Non vedo l’ora di visitare Yerevan. Raggiungo il centro con un taxi, spendendo meno di due euro. La piazza della Repubblica è splendente alla luce di un sole caldissimo. Ci sono molti edifici storici, la torre dell’orologio e l’interessante Museo di Storia Armena, nei pressi della grande vasca con le fontane che spruzzano getti d’acqua scintillante. Questo museo è notevole: viene ripercorsa la storia armena dall’età della pietra fino al periodo dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. Si possono osservare reperti archeologici, sculture, bassorilievi, vestiti d’epoca e divise militari. Tutto ben tenuto e ben rappresentato. Come naturale che sia, una rilevante parte delle sale è dedicata ad uno dei più tristi capitoli della storia di questo paese: i massacri e le deportazioni degli anni 1915-1916. In altri termini il genocidio perpetrato dall’impero ottomano a inizio del XX secolo, tristemente documentato da fotografie, mappe, testimonianze. Yerevan, nel suo centro, è una città elegante. La strada pedonale, la Northern Avenue, che dalla zona del Museo conduce verso il Teatro dell’Opera è un susseguirsi di negozi di moda, bar e locali molto frequentati. Sulla via incombono palazzoni bianchi dalle forme squadrate e severe. Noto che le persone sono molto curate e sorridenti, e che ci sono moltissimi ragazzini che si divertono coi pattini e con gli skateboard.

all'interno della Cascata, particolare (Yerevan, Armenia)

all’interno della Cascata, particolare (Yerevan, Armenia)

Più in là c’è un gruppetto di adolescenti: sono gli studenti di una scuola di canto che si sta esibendo, in modo mirabile, proprio su uno degli slarghi della via. Giungo infine al Teatro, un po’ grigio e austero, con il suo vasto piazzale occupato da decine di bambini che stanno giocando. E’ tutto chiuso ma, avvicinandosi ad una delle finestre, si possono ascoltare prove di canto lirico e d’orchestra. Nei pressi ci sono molte aree verdi: aiuole, piccoli parchi con numerosi chioschi. Un po’ più lontano c’è una zona un po’ speciale: un piccolo giardinetto dove molti pittori espongono i loro quadri coloratissimi tappezzando, letteralmente, quasi per intero il piccolo parco. Tutti sono cordiali. “Posso fotografare i tuoi quadri? Certo che puoi! Sei il benvenuto… ” Mi accorgo solo ora che diverse persone parlano un po’ di italiano, che molte conoscono Venezia e che moltissime conoscono l’Italia. Giungo infine al complesso La Cascata e, per la prima volta da quando sono giunto a Yerevan, rimango spiazzato… Non saprei dare una definizione al tutto. In effetti non riesco ancora a realizzare se quella enorme scalinata a terrazze che ho davanti mi piaccia oppure no. Cos’è questo grande complesso? C’è un piazzale con numerose aiuole e panchine, con moltissime sculture bizzarre. Lepri acrobati, gazzelle, un enorme esemplare di uccello kiwi azzurro con una perla nel becco, una teiera formata da metallo intrecciato, cavalli, figure femminili. All’inizio del piazzale incombe una figura mastodontica e squadrata: si tratta della statua di Tamanian, l’architetto che progettò la Yerevan sovietica. Poi inizia la scalinata vera e propria e, ad ogni livello, altre sculture e installazioni insolite: un leone che sembra assemblato con resti di pneumatici, figure di tuffatori, una grande scritta LOVE (ma più in alto un finto missile luccica alla luce del sole), teste che sbucano dalla pavimentazione.

statua e La Cascata sullo sfondo (Yerevan, Armenia)

statua e La Cascata sullo sfondo (Yerevan, Armenia)

E tutto intorno vasche con poca acqua, medaglioni di pietra, bassorilievi con ali di aquile. Il luogo è anche una sorta di mostra d’arte permanente: nella parte coperta, dove ci sono le scale mobili, vi sono spazi con installazioni di vario tipo, oggetti dal design particolare, pannelli grafici. Il senso di tutto continua a sfuggirmi. Giungo sulla terrazza più alta dove si può constatare chiaramente che il complesso in effetti non è ancora ultimato. Sul versante opposto si domina il piazzale con le aiuole e le sculture bizzare e si vede un bello scorcio di città con il monte Ararat sullo sfondo. Il sole sta tramontando. Si intravede la sagoma austera del Teatro dell’Opera in lontananza che sbuca tra gli alberi. E poi comincio a farmi un idea. Non posso dire che La Cascata mi piaccia. Però è vero che qui si riunisce molta gente, ci si da appuntamento, si può leggere un libro su una della numerose panchine del piazzale. Ci sono molti bambini, molte famiglie coi passeggini. L’ultimo giorno del mio viaggio, dopo la parentesi al Lago di Sevan, lo trascorro ancora alla scoperta della città. Decido di muovermi in metropolitana, che anche qui è molto efficiente ed economica. La moderna cattedrale di San Gregorio l’Illuminatore è un luogo battuto dal sole cocente. Il piazzale quasi deserto è al termine di una lunga scalinata. Tutto e un po’ sconnesso e pare che in alcuni punti il peso della grande basilica stia facendo sprofondare la pavimentazione. Anche l’interno è minimale: alte volute, qualche decorazione e tanto spazio libero anche sull’altare circondato da drappi rossi. Decido infine di visitare un luogo simbolo di tutta l’Armenia: il memoriale del genocidio.

Memoriale del Genocidio (Yerevan, Armenia)

Memoriale del Genocidio (Yerevan, Armenia)

Il complesso si trova un po’ fuori mano. Lasciando la fermata della metropolitana devo camminare per qualche chilometro attraversando un lunghissimo viadotto che scavalca la ferrovia da una altezza impressionante. Devìo quindi verso una zona alberata passando accanto al Conservatorio. Poco dopo si comincia a sentire una musica corale molto solenne che diventa sempre più forte e toccante man mano che ci si avvicina al luogo. Si passa per un piccolo sentiero in mezzo ai pini. Poi su un grande spiazzo circondato dall’erba corta svetta un’alta stele appuntita. Su un lato c’è un lungo muro di basalto e poco più in là, al centro del piazzale, l’edifico a cupola che racchiude la fiamma eterna, dove moltissime persone lasciano mazzi di fiori. Alzando lo sguardo le imponenti lastre di pietra che delimitano l’area con la fiamma disegnano un perfetto cerchio sul cielo azzurro. C’è solo silenzio accompagnato dal canto che si diffonde tutto intorno. E’ ormai pomeriggio inoltrato e decido di trascorrere questa ultima sera nuovamente alla Cascata. Dalle grandi terrazze Yerevan diventa sempre più luminosa man mano che il sole tramonta. Le luci dei negozi, delle automobili, dei grandi maxischermi in lontananza illuminano gli austeri palazzi e si intravede ancora la sagoma del monte Ararat. C’è un piacevole vento tiepido. Questo luogo in effetti è un simbolo della città, un rilassante posto di ritrovo e di socialità. Le statue con le lepri, ora in penombra, sono ancora più bizzare. Ma tutto intorno i numerosi locali sono pieni di gente che si diverte. Torno verso piazza della Repubblica ripercorrendo la via pedonale. Anche qui moltissima gente, negozi, luci, locali frequentati.

Ciao Yerevan. Ciao Armenia.

Note:

  1. mechitarista: ordine religioso cattolico fondato dal monaco benedettino armeno Mechitar di Sebaste nel 1700

Links utili:

Municipality Official Web Site (English)

Armenian Genocide Institute (English)

History Museum of Armenia (English)

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