Kathmandu e Durbar Square – viaggio in Nepal

24 Ottobre 2013. L’alba arrivò quando ero ancora in volo, appena mezz’ora prima di atterrare a Kathmandu.

Con una certa sorpresa mi resi conto che stavamo fiancheggiando l’imponente catena himalayana che si estendeva da ovest a est a perdita d’occhio. Le cime innevate circondavano altri rilievi via via più bassi, sovrastando la grande vallata ondulata. La valle di Kathmandu sarebbe stata per un paio di settimane la mia meta di viaggiatore alla scoperta delle numerose cittadine, dei villaggi, dei templi, dei monasteri e dei campi coltivati all’ombra dei rilievi montuosi.

La città manifestò subito il suo carattere estremamente caotico. Durante il breve tragitto in taxi dall’aeroporto all’albergo, fui subito colpito da un caleidoscopio di immagini disordinate che sarebbero state poi la consuetudine: incolonnamenti di macchine e di moto con due, tre e perfino quattro persone a bordo, animali in mezzo alla strada, biciclette che arrancavano cariche di frutta o altre merci sui saliscendi della periferia, cortei elettorali che sfilavano lenti accompagnati da altoparlanti a tutto volume, passanti con mascherine nere antismog, clacson impazziti…

Pernottai per una settimana a Thamel, il quartiere noto per i molti negozi, ristoranti e locali. Per questi giorni nella capitale mi sarei organizzato per visitare in auto tutte le cittadine e i villaggi di mio interesse che si trovano per lo più nelle immediate vicinanze. Con una mountain bike avrei poi raggiunto il villaggio di montagna di Nagarkot distante una trentina di chilometri e da lì, sempre in bicicletta, mi sarei trasferito prima a Dhulikhel e quindi a Bhaktapur per rientrare infine a Kathmandu.

Durbar Square - Gaddi Baithak (Kathmandu, Nepal)

Durbar Square – Gaddi Baithak (Kathmandu, Nepal)

Sistemate le mie cose in albergo, in un palazzo in stile newari ristrutturato, raggiunsi a piedi la piazza Durbar Square in pieno centro, rendendomi subito conto che non era possibile passeggiare distrattamente per le strade di questa città e che anzi era assolutamente necessario essere sempre vigili e presenti. A Kathmandu le strade, anche quelle più importanti, sono strettissime. In alcuni punti forse meno di quattro metri. Le centinaia di negozietti di tutti i tipi  si affacciano sulle vie esponendo le proprie merci a pochi centimetri dal passaggio delle auto e delle moto. Non ci sono marciapiedi. In compenso centinaia di taxi e migliaia di moto suonano il clacson ad ogni occasione per segnalare la loro presenza ai pedoni e ai risciò che procedono lenti intralciando il passaggio, ai bambini che giocano in mezzo al traffico e ai numerosi animali, specie cani, mezzi addormentati sul ciglio della strada.

Durbar Square - Maju Dega (Kathmandu, Nepal)

Durbar Square – Maju Dega (Kathmandu, Nepal)

Per un viaggiatore non abituato è difficile osservare le case un po’ fatiscenti, le colorate insegne commerciali, i numerosi templi che si presentano quasi all’improvviso, i negozi, declinare le offerte dei numerosi venditori ambulanti che contemporaneamente ti si accostano per proporre le loro mercanzie (un flauto, un monile, un piccolo violino…) ed evitare, allo stesso tempo, di essere urtato da qualche veicolo che in mezzo a quel caos procede non proprio a bassa velocità. Bisogna stare attenti anche ad altri pedoni, o meglio ad una classe di lavoratori molto numerosa: quelli che avanzano curvi con lo sguardo quasi sempre rivolto verso il basso, trasportando enormi e pesantissimi pesi sulla schiena per mezzo di una fascia che viene assicurata direttamente alla fronte. A questi, che in qualche occasione procedono quasi per inerzia, occorre senz’altro lasciare sempre il passo perché eventuali contatti comporterebbero cadute rovinose. Rumore e smog caratterizzarono i primi momenti a Kathmandu. E sputi. Notai subito che la gente, uomini e donne, giovani e anziani, sputava rumorosamente per terra con una frequenza inaudita.

Kumari Ghar (Kathmandu, Nepal)

Kumari Ghar (Kathmandu, Nepal)

Dopo circa un’ora raggiunsi Durbar Square dove, la semplice vista in lontananza dei tre templi centrali che dominano la piazza, mi entusiasmò. A Durbar Square trascorsi l’intero pomeriggio osservando le architetture nei minimi particolari e tutta le gamma di colori che le ornano e che cambiano radicalmente man mano che il sole tramonta. Numerosi templi che a prima vista apparivano belli ma dai colori un po’ indefiniti, si tinsero tutti di ocra con i drappi dei tetti di un color rosso intensissimo. Le facciate di vari edifici presentano decorazioni lignee estremamente sofisticate che, se orientate a favore di sole, appaiono con una nitidezza sbalorditiva. Sulla piazza incombe poi il bianchissimo Gaddhi Baithak, l’enorme palazzo neoclassico che si integra con le torri newari in un unico stile particolarissimo.  A nord est Durbar Square si apre su un ampio spiazzo con numerosissimi templi letteralmente avvolti da stormi di colombi (che sono tra gli animali sacri e quindi intoccabili in Nepal); vi è inoltre la grande campana e la statua di Bhairab Nero con sei braccia e la collana di teschi, il Santuario dell’Albero, statue di divinità, cortili …  Mi diressi quindi nuovamente verso il centro della piazza passando accanto al tempio di Shiva e Parvati, con le raffigurazioni degli dei affacciati al balcone, ed entrai nel magnifico cortile del Kumari Ghar, la dimora color rosso mattone della bambina designata di volta in volta a rappresentare la dea vivente fino alla pubertà. Sulla piazza principale, l’imponente Maju Dega, il tempio dedicato a Shiva dai gradoni del quale si possono osservare lungo tutta la piazza i venditori di frutta e di fiori sistemati ai suoi piedi, l’andirivieni dei risciò, dei venditori ambulanti, dei taxi e delle moto con clacson sempre in funzione, della gente che semplicemente passeggia. Un caos totale, meraviglioso, che non scorderò mai.

vista da Basantapur Durbar (Kathmandu, Nepal)

vista da Basantapur Durbar (Kathmandu, Nepal)

Sulla via del ritorno in hotel ebbi modo di prendere un primo contatto con la complessa religione induista quando, appena fuori un piccolo tempio dedicato probabilmente a Ganesh, un fedele prima di entrare suonò una delle campane presenti all’esterno e quindi, dopo essersi tolto le scarpe, appoggiò la fronte ad una piccola figura che pendeva dallo stipite dell’entrate e accarezzò altre figure di dei più in alto. Diedi un veloce sguardo al piccolo ambiente interno: la statua del dio avvolta in un drappo colorato, addobbi anch’essi coloratissimi, candele accese, fiori e altre offerte, cenere, odore di incensi, fumo. Come ebbi modo di constatare bene in seguito, i templi induisti (quanto diversi da quelli buddisti!) possono sembrare estremamente caotici e non proprio puliti: rappresentano però, per ogni credente, un luogo familiare, aperto e ospitale. Un luogo dove, in un rapporto personale con la divinità (una delle centinaia di migliaia della religione induista) non mediato da altri, si può trascorrere del tempo in qualsiasi momento della giornata, da soli o in compagnia, ringraziando con offerte di varia natura.

Il buio della sera arrivò quasi all’improvviso e le viette di Thamel si illuminarono di insegne sgargianti e luci colorate. Fu però tutto molto breve: arrivò ben presto, come ogni giorno, il blackout programmato e tutto il quartiere rimase avvolto nella penombra.

Links utili:

Unesco World Heritage – Scheda della Valle di Kathmandu

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2 Replies to “Kathmandu e Durbar Square – viaggio in Nepal”

  1. Web Hosting

    Vedendo le foto mi era venuta una gran voglia di andare in Nepal e ora, con questo meraviglioso reportage, la voglia si fa piu insistente! Che invidia per il tuo meraviglioso viaggio!

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