Djerba – viaggio in Tunisia 7/7

A Djerba, la più grande isola del nord Africa, ritrovammo, dopo molto girovagare nell’entroterra desertico, il fascino e i colori del nostro mare. Provenendo da sud oltrepassammo Zarzis e poco dopo imboccammo la strada costruita direttamente sui resti dell’antico ponte di epoca romana. L’isola, nel suo lato meridionale, è infatti collegata alla terra ferma: la strada, che separa il mare aperto dal golfo interno, forma una sorta di laguna circolare d’acqua calma.

edificio di Houmt Souq (Tunisia)

edificio di Houmt Souq (Tunisia)

Per arrivare al nostro hotel, che sorgeva sul lato nord orientale dell’isola, attraversammo il villaggio di Guellala, l’importante centro artigianale famoso in tutta la Tunisia. Fummo subito colpiti dalla quantità di vasi, piastrelle, piatti e altri oggetti in argilla che, a migliaia, erano ammucchiati sui bordi della strada proprio davanti all’entrata dei numerosi laboratori. Ne visitammo alcuni e, alla fine, acquistammo qualche magnifico e coloratissimo piatto decorato con elaborate forme geometriche.

A Djerba soggiornammo cinque notti in un bel residence che si trovava sulla costa nord orientale dell’isola, nella zona di Sidi Mahres. L’hotel sorgeva proprio nei pressi di una bella spiaggia bagnata da un mare cristallino e poco mosso. Il soggiorno fu praticamente perfetto: dopo oltre due settimane di viaggio per il paese, dopo tanti chilometri sulle strade avventurose dell’entroterra caldo e desertico visitando rovine di templi romani e villaggi berberi arroccati sulle montagne, non c’era niente di meglio che riposarsi in riva ad un mare caldo e limpido, su una spiaggia di sabbia chiara molto fine.

L’unica nota un po’ negativa era la sporcizia portata dai numerosi cavalli e dromedari che, per tutto il giorno, venivano tirati lungo la riva dai proprietari che cercavano turisti a cui far fare brevi giri a pagamento.

sulle strade di Djerba (Tunisia)

sulle strade di Djerba (Tunisia)

Anche in questa zona della Tunisia, un po’ inaspettatamente, oltre al mare e alla spiaggia, scoprimmo molti motivi di interesse. Decidemmo di noleggiare un piccolo scooter e con quello perlustrare l’isola ed esplorare tutta la zona costiera e le località dell’entroterra: ci rendemmo subito conto che l’isola era molto più vasta di quanto immaginassimo. Dalle strade principali, asfaltate e agevolmente percorribili, si diramavano numerosissime piste e sentieri, in terra battuta o sabbia più soffice, che conducevano a paesini rurali con qualche  abitazione con il proprio piccolo orto, o attraversavano rigogliosi uliveti e frutteti.

marabutto di Djerba (Tunisia)

marabutto di Djerba (Tunisia)

Sulle strade poco trafficate, specie quelle dell’entroterra più lontane dalla costa, ogni tanto si incrociavano uomini in bicicletta o su piccole moto, oppure si incontravano piccoli calessi trainati da cavalli o asini, condotti anche da donne con bambini al seguito. Nei villaggi più isolati ci trovammo ad osservare le scene rurali che si svolgevano nei campi vicino a bianchissimi marabutti a cupola, dove le palme che svettavano dalla campagna verdeggiante offrivano riparo dal sole a picco.

Il luogo forse più interessante che visitammo durante il nostro itinerario fu la cittadina di Erriadh che si trova quasi nel cuore dell’isola. E’ qui che sorge la sinagoga el-Ghriba, la più antica di tutta l’Africa del nord e meta di importanti pellegrinaggi. La sinagoga, risalente in origine al VI secolo d.C., ma in effetti riedificata nei primi anni del ‘900, custodisce una delle più antiche Torà (il Pentateuco) del mondo. La visita fu piacevole anche se per accedere all’interno era necessario oltrepassare un vero e proprio posto di blocco di polizia attrezzato, per motivi di sicurezza,  con i metal detector. Entrammo infine nella splendida sinagoga: nei locali regnava un silenzio e una atmosfera di quiete. Ci dilungammo un po’ ad osservare le ricche decorazioni blu intenso e il santuario che custodiva il testo sacro.

la sinagoga El Ghriba a Djerba (Tunisia)

la sinagoga El Ghriba a Djerba (Tunisia)

Terminata la visita ci dirigemmo quindi verso sud, guidando per una ventina di chilometri lungo una strada che, nella sua parte più settentrionale, diventava poco più di una lingua di terra battuta ricoperta di piccoli cespugli che terminava al Borj Castle, un antichissimo forte romano che domina l’estremità della stretta penisola affacciata sul Golfo di Bou Grara. La costruzione, ridotta a poco più di qualche rudere, a prima vista non ci colpì affatto. Bastò però  salire sulla sommità dei muraglioni diroccati per trovarsi di fronte ad una meravigliosa vista su un mare di un blu davvero intenso, sotto un cielo appena più chiaro.

Girammo anche nella zona attorno alla piccola penisola, un’area di sabbia battuta e salmastra (una sorta di lago salato) che copre gran parte del versante sud orientale dell’isola. Poco lontano iniziava la laguna, che in alcuni tratti diventa quasi uno stagno che ricopre il basso fondale di alghe verdi.

a Houmt Souq (Tunisia)

a Houmt Souq (Tunisia)

Nei giorni seguenti visitammo infine Houmt Souq, il principale centro abitato dell’isola. Anche questa cittadina fu una sorpresa inaspettata, con il suo grazioso suq (forse un po’ troppo turistico…) pieno di ristoranti e caffè, di negozi di artigianato, con gli edifici bianchissimi che si risaltavano sul blu intenso del cielo e gli splendidi cortili interni di antichi caravanserragli, colmi di fiori coloratissimi.

A Djerba finì il nostro viaggio in Tunisia. Ripercorrendone la varie tappe, come ho fatto per intero negli ultimi articoli, mi stupisco ancora di quanto offra questo piccolo e incredibile paese vicinissimo all’Italia, e di quanto ci sarebbe stato ancora da visitare (la costa nord di Cap Serrat, Tabarka e Bizerte, le città di Monastir e Sfax, la medina di Mahdia, le oasi del deserto sahariano e l’Erg Meridionale, … pare che l’elenco sia senza fine).

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