Garni e Geghard (Armenia)

Appena fuori Yerevan il traffico diventa praticamente inesistente e, verso sud, inizia una pianura ondulata e brulla.

il tempio di Garni (Armenia)

il tempio di Garni (Armenia)

Poco dopo si nota in lontananza il profilo inconfondibile del Monte Ararat, aldilà del confine turco, che spicca all’orizzonte con la cima ancora innevata. Su una piccolo terrazzamento a bordo strada c’è una coppia che sta intonando un coro di musica sacra armena. Da quello che ho potuto constatare, sia a Tbilisi che a Yerevan che a Baku, in queste repubbliche caucasiche ci sono moltissime persone che hanno una voce molto intonata ed una vera passione per la musica. Il paesaggio è molto bello, non c’è praticamente alcuna costruzione tra la terrazza e la montagna sacra in lontananza e il cielo è limpidissimo. Da lì in poco tempo raggiungo il tempio di Garni, un insolito edificio ellenico risalente al I secolo d.C. e tuttavia ampiamente ricostruito duranti gli anni ’70 dopo che uno spaventoso terremoto di fine ‘600 distrusse quasi completamente l’edificio. Il tempio in sè non è particolarmente interessante, ma il panorama intorno è realmente magnifico: la piccola vallata sottostante la zona fortificata è molto verdeggiante e tutto è cirdondato da basse colline scure.

monastero di Geghard (Armenia)

monastero di Geghard (Armenia)

Sicuramente molto più interessante è il Monastero di Geghard, insinuato in un vero e propio canyon poco distante, un complesso architettonico dove gli edifici religiosi antichi si fondono perfettamente con la roccia. Oltrepassate le mura esterne si apre un grande cortile al centro del quale si trova la bella chiesa principale di Surp Astvatsatsin del 1200. Il monastero è anche luogo di chiese rupestri, scavate nella roccia, con gli interni a volta da cui filtrano pochi raggi di sole a illuminare le antiche incisioni e i colonnati. Intorno al monastero noto delle piccole grotte lungo il pendio delle aspre colline che ospitano le cellette dei monaci e appena fuori, al termine della discesa, un piccolo ruscello che scorre placido insinuandosi tra quelle alture disabitate. E’ appena iniziato il pomeriggio e faccio rientro a Yerevan. La quiete di questi luoghi sacri, uno pagano l’altro cristiano, lascia presto il passo all’insostenibile traffico della tangenziale.

E’ stata una bellissima escursione, in zone diversissime dalla capitale eppure raggiungibili facilemente e in breve tempo, e che consiglio a tutti quelli chi soggiorneranno a Yerevan per qualche notte.

Link utili:

UNESCO World Heritage – scheda del Monastero di Geghard

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