Wat di Phnom Penh (Cambogia)

27 novembre 2014

Wat Phnom (Phnom Penh, Cambogia)

Wat Phnom (Phnom Penh, Cambogia)

C’è una antica leggenda che parla della fondazione di Phnom Penh. Di come quattro statue di Buddha siano state ritrovate da una anziana donna di nome Pehn, mentre stava camminando lungo le sponde del Mekong. Madame Penh collocò le statue sulla sommità di una collina poco lontano e quel posto, in seguito, divenne il centro di una cittadina che venne chiamata la “Collina di Penh” (Phnom Penh).

Ora sulla collina, poco più di una montagnola alta appena una ventina di metri, circondata dal verde e facilmente accessibile percorrendo una breve scalinata, si trova il Wat Phnom, un complesso templare nel centro della capitale dove si raccolgono numerose persone per pregare e per chiedere un po’ di fortuna alle divinità.

vihara del Wat Phnom (Phnom Penh, Cambogia)

vihara del Wat Phnom (Phnom Penh, Cambogia)

Raggiungo il Wat Phnom dopo la visita ai lussureggianti giardini del Palazzo Reale e alla Pagoda d’Argento. Gran parte dell’area è raccolta in mezzo agli alberi, all’ombra dei quali trovo un po’ di riparo dall’afa di questa caldissima giornata di novembre. Il tempio è avvolto in un’atmosfera di silenzio e tranquillità. Alcune persone stanno pregando all’interno del vihara, il santuario del tempio, accanto a tante candele accese. Sul retro del vihara scorgo una colorata statua contornata da mille lucine. Si tratta di Madame Penh che, sorridente e placida, sembra gradire molto le offerte e i ringraziamenti di chi si ferma qualche minuto sotto il padiglione.

Da quella piccola altura si può osservare uno scorcio della città da una posizione sopraelevata: in effetti il traffico non è così terribile come mi era sembrato in un primo momento e l’aria sembra molto pulita. Su uno dei lati ci sono dei venditori che mostrano delle gabbie stracolme di passeri che si agitano furiosamente: vendono la libertà di un povero uccellino per un dollaro americano. Sotto un altro padiglione se ne stanno altre donne che sonnecchiano all’ombra.

stupa di Ponhea Yat (Phnom Penh, Cambogia)

stupa di Ponhea Yat (Phnom Penh, Cambogia)

Più in là si erge l’alto e bianco stupa di Ponhea Yat, con i suoi numerosi leoni di pietra cangiante che si stagliano sul cielo blu intenso. Tutto intorno è un via vai di scimmie che girano in cerca di qualcosa da mangiare. Ed è proprio oltre lo stupa che, nascosta dagli occhi dei turisti, una giovane ragazza di una ventina d’anni, scalza e con i vestiti sporchi e sbrindellati, se ne sta accovacciata in mezzo all’erba. La vedo mentre armeggia un po’ con un sacchetto lurido, tirando infine fuori qualcosa da mangiare. Deve far veloce perché la scimmie intorno sono moleste e pronte a rubare tutto ciò che sembra cibo.

E’ allora che la ragazza si gira di scatto verso di me: ha gli occhi luminosi un po’ coperti dai capelli lunghi, nerissimi e lucidi. Sta sorridendo allegramente. Penso che l’atmosfera del Wat Phnom è assai tranquilla ma le scimmie, i venditori di uccellini e questa strana ragazza che sembra un gatto pronto a fare un gran balzo, mi fanno sentire un po’ a disagio.

Però, lo so già, questo è niente in confronto a quello che proverò appena varcherò il muro di cinta di Tuol Sleng, dove mi sto dirigendo.

Links utili:

Phnom Penh Capital Hall – Tourist attractions (english)

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