Luderitz – viaggio in Namibia 3/6

Luderitz è la città più surreale che abbia mai visitato. E’ una città isolata, lontana da tutto, incastrata in una piccola penisola quasi inaccessibile. L’unico modo per arrivare in auto è da est, percorrendo una strada lunga centinaia di chilometri che nell’ultimo tratto costeggia la desolata Diamond Area, la zona più meridionale della Namibia, dove è assolutamente vietato accedere e dove qualsiasi infrazione a tale norma è punita severamente. Non esistono praticamente altre vie di accesso: Luderitz a nord confina con l’immenso deserto del Namib, le cui dune arrivano fino a ridosso della periferia, e a ovest è battuta dalle gigantesche onde dell’Oceano Atlantico, in questa zona particolarmente freddo a causa della corrente del Benguela.

cavalli selvaggi del Garub Pan (Namibia)

cavalli selvaggi del Garub Pan (Namibia)

Il tragitto che dal Fish River Canyon ci condusse a Luderitz fu particolarmente bello. Partimmo dal lodge alle prime luci dell’alba e, dopo aver percorso una pista fino a Seeheim, svoltammo a ovest per la strada asfaltata che ci avrebbe condotto fino alla costa atlantica. La tappa era piuttosto lunga, oltre 500 chilometri, ma tenuto conto delle buone condizioni della strada e del traffico quasi inesistente, contavamo di arrivare nel primo pomeriggio. La guida, a velocità molto sostenuta rispetto alle tappe sulla terra battuta, fu relativamente piacevole. Si incrociava un autoveicolo ogni 10-20 chilometri e si poteva pertanto avanzare rapidamente tenendosi verso il centro strada. Il paesaggio man mano che ci si avvicinava all’Atlantico cominciò a cambiare facendosi sempre più desertico. La strada costeggiava una lunga ferrovia dismessa, a sud della quale cominciava la Diamond Area, e sull’altro lato della carreggiata vi era una landa deserta, estesa a perdita d’occhio, con pochi cespugli bassi e con le sagome lontane di qualche rilievo collinoso. Fu dopo la città di Aus che tutto il contesto cominciò a essere sempre più surreale. La vegetazione diventò sempre meno fitta e tutto intorno il terreno si colorò progressivamente di grigio chiaro. Sotto un cielo limpidissimo iniziava la spianata del Garub Pan dove, da in un punto di osservazione riparato, ammirammo un numeroso branco di cavalli selvaggi che pigramente pascolava e si dissetava ad una pozza in mezzo ad un paesaggio lunare. Ad una ventina di chilometri prima di Luderitz iniziava l’area lambita dalle dune del deserto del Namib, e un vento sferzante umido, proveniente dalla costa, alzò cumuli di sabbia fino sopra la sede stradale, e coprendola interamente in alcuni tratti. Eravamo quasi giunti a destinazione.

Kolmanskop (Namibia)

Kolmanskop (Namibia)

Decidemmo però di fermarci per circa un’ora nella città fantasma di Kolmanskop, con le sue case in stile coloniale invase dalle dune di sabbia alte in alcuni punti fino al secondo piano. La città conobbe un periodo di sviluppo eccezionale nel primo decennio del 1900 quando tutta la zona fu interessata da una vera e propria corsa ai diamanti particolarmente diffusi nella regione appena a sud di Kolmanskop. Nel periodo di massimo sviluppo questa cittadina arrivò ad ospitare un casinò, un teatro e altri luoghi di divertimento ma, già qualche decennio dopo, il crollo delle vendite di preziosi e la delimitazione di un’area proibita alle imprese private causó il progressivo abbandono da parte di tutti gli abitanti. Nel 1956 Kolmanskop diventò una vera e propria città fantasma completamente disabitata.

Luderitz (Namibia)

Luderitz (Namibia)

Arrivammo a Luderitz nel primo pomeriggio e rimanemmo decisamente colpiti da questa strana città. C’era una ferrovia dismessa (una vera e propria ferrovia “fantasma” costruita oltre un secolo fa), numerosi e colorati edifici dei primi del 1900 in stile coloniale tedesco costruiti su una spianata di terra battuta nei pressi dei quali, con i piedi scalzi, giocavano alcuni bambini di colore. Nella vecchia zona portuale c’erano grandi edifici dismessi e con i vetri rotti, nei quali un tempo venivano lavorati i prodotti della fiorente industria ittica della zona. C’era la baia riparata dalla furia delle onde atlantiche sulla quale, già nel tardo pomeriggio, calò una fitta e inquietante nebbia che in pochi minuti avvolse anche il nostro albergo e la nostra camera situata proprio sopra lo specchio dell’acqua. C’era infine una collinetta dove, in posizione sopraelevata dal resto della città, a pochi metri da una scogliera a picco sul mare, sorge la strana chiesa luterana Felsenkirche.

Prima del tramonto decidemmo di dirigerci con l’auto verso il Diaz Point ed ammirare da lì le onde dell’Oceano.

Diaz Cross presso Luderitz (Namibia)

Diaz Cross presso Luderitz (Namibia)

Dovevamo percorrere per una ventina di chilometri una pista formata da sedimenti marini, morbida e molto infida, sulla quale in più di una occasione rischiammo di insabbiarci. In meno di un’ora arrivammo al punto panoramico sopraelevato, sotto la Croce di Diaz battuta da un vento tagliente, da cui si poteva ammirare il panorama eccezionale del mare che si infrangeva sugli scogli appena al largo dove vi erano numerose colonie di otarie, leoni marini e pinguini. Constatammo quanto fosse particolare quel luogo, gelido e battuto dai venti, che si trovava a pochi chilometri dal vasto deserto di sabbia rovente del Namib. Nelle spiagge desolate e fredde scorgemmo da lontano numerosi fenicotteri e perfino uno struzzo solitario.

Il sole tramontò sulla via del ritorno e decidemmo di trascorrere il resto della serata passeggiando per le viette della parte coloniale di Luderitz, fino a raggiungere nuovamente la collina della chiesa, ora buia e completamente avvolta nella nebbia fitta. Il contesto era affascinante ma lugubre: non mi sarei affatto meravigliato se, in quel posto spettrale, il fantasma di qualche pescatore annegato fosse comparso all’improvviso dalla scogliera a picco sul mare.

Goerke Haus di Luderitz (Namibia)

Goerke Haus di Luderitz (Namibia)

Alla fine, poco lontano dal centro cittadino, scovammo un tranquillo e caldo localino, con pochissimi avventori, dove cenammo a base di pesce. Fu lì che, per la prima volta in questo viaggio, notai che in bella mostra c’era un cartello che avvisava che il ristorante si riservava il diritto di non far entrare le persone “non gradite”. Eh già… Qui, come nel vicino Sud Africa, sebbene l’apartheid fosse stato formalmente abolito ormai da anni, i proprietari di esercizi commerciali (generalmente bianchi) a norma di una legge al tempo ancora in vigore potevano a loro discrezione rifiutare l’ingresso a chiunque.

Dopo la cena andammo subito a dormire, non prima di avere osservato dalla finestra della nostra camera, per un’ultima volta, le placide acque della baia avvolta nella nebbia. L’indomani avremmo dovuto affrontare un’altra lunghissima tappa, oltre 500 chilometri per la maggior parte su pista di sabbia battuta, fino alle dune del Sossusvlei, nel deserto del Namib.

Non sapevo ancora che avremmo dovuto risolvere un inconveniente non di poco conto…

Links utili:

Namibia Tourism Board (Government Agency)

(1353 views)

Print Friendly, PDF & Email
Licenza Creative Commons

3 Replies to “Luderitz – viaggio in Namibia 3/6”

  1. Romy

    Ho visitato il tuo sito accuratamente.Le foto sono meravigliose;per caso sono disponibili anche dei video,magari su youtube???

    Reply
    • Alessandro Ceci Post author

      … Grazie!
      Al momento non sono ancora presenti video su youtube ma ho intenzione di inserire qualche video direttamente sul sito. Appena possibile…

      Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *