I parchi nazionali di Tsavo e Amboseli in Kenya

Kenya.

La natura in Kenya è qualcosa di unico. Appena si lasciano i centri abitati e le relativamente scarse aree agricole, si entra in un mondo densamente popolato da animali di tutti i tipi. Del resto l’Africa sub sahariana è il regno dei grandi mammiferi, delle scimmie antropomorfe e dei grandi felini predatori.

Due dei più importanti parchi del Kenya, molto diversi tra loro per quanto riguarda l’estensione, la conformazione del territorio e il tipo di vegetazione, sono lo Tsavo e l’Amboseli. Il primo è un parco vasto circa 22.000 Kmq, un po’ meno dell’intera Toscana, caratterizzato (specie nella sua parte occidentale più montagnosa) da una vegetazione fitta di cespugli e alta erba bruciata dal sole che cresce appena ai lati delle piste sinuose. Amboseli è invece un parco decisamente piccolo, meno di 400 Kmq, in buona parte completamente pianeggiante e con una vegetazione molto meno fitta e meno selvaggia rispetto allo Tsavo. Le ampie pianure d’erba, con rari alberi, sono l’ideale per osservare centinaia di animali, soprattutto elefanti, mentre si ammira all’orizzonte il profilo unico del Kilimanjaro con la sua vetta innevata.

In questi due parchi e nella piccola riserva di Taita Hills, trascorremmo complessivamente tre notti.

L’impatto con la natura africana è stato davvero sensazionale. Il lungo tragitto verso l’Amboseli ci portò su uno dei famosi altopiani kenyani, dove i caratteristici alberi della savana, bassi e con la chioma molto rada e piatta, svettano dalla terra rossastra sotto un cielo di un intenso blu con poche nuvole bianchissime.

il Kilimanjaro visto dal parco Amboseli (Kenya)

il Kilimanjaro visto dal parco Amboseli (Kenya)

Sono terre abitate da pastori e allevatori di bestiame, per lo più stanziali, da cacciatori e da tribù di etnia masai, numerose lungo tutta la zona di confine tra il Kenya e la Tanzania. Cominciammo con frequenza a vedere uomini appartenenti a questo fiero popolo, avvolti nel tipico mantello rosso sgargiante e addobbati (soprattutto sul collo, sulle orecchie e sui polsi) con monili colorati. Nella savana, il tempo pare sospeso, scandito solo dal sorgere del sole e dal tramonto che, come in tutte le zone tropicali, si abbassa sotto l’orizzonte molto velocemente lasciando in pochi attimi tutto al buio. Giungemmo alla nostra prima tappa nel primo pomeriggio, a bordo di un fuoristrada. Alla riserva di Taita Hills vedemmo subito un numero incredibile di elefanti che si dissetava ad una grande pozza (artificiale) poco distante dal complesso dove avremmo soggiornato. Era la prima volta che ammiravo questi mammiferi nel loro ambiente naturale e ricordo con che emozione ci avvicinammo lentamente per osservarli da molto vicino.

giraffe al Parco Tsavo (Kenya)

giraffe al Parco Tsavo (Kenya)

A Tahita Hills dormimmo presso un bel lodge (purtroppo, a differenza del Sud Africa e della Namibia, in Kenya e in altri moltissimi paesi dell’Africa, il turismo è di tipo elitario, essendo quasi tutti i lodge dentro i parchi molto lussuosi e molto cari). Dalla terrazza della nostra camera si poteva ammirare, da posizione elevata, il giardino ben curato e, ai margini, una piccola pozza artificiale. A pochi metri da lì iniziava la vegetazione selvaggia, sempre più fitta, e c’erano dei cartelli con in bella mostra degli avvisi che indicavano il pericolo estremo di inoltrarsi tra gli alberi. Vedemmo grandi uccelli, simili a cicogne alte quasi quanto un uomo, e qualche babbuino femmina, con il piccolo attaccato sul ventre, che lentamente si dirigeva verso la pozza. Tra gli ospiti cominciarono anche a girare i primi racconti (probabilmente inventati!) riguardanti la tragica fine di qualche viaggiatore che si era addormentato di notte mezzo ubriaco in prossimità di quella pozza e del quale, al mattino, non era stato ritrovato nulla se non pochi resti. In effetti non esisteva alcuna barriera tra noi e la savana e, specie di notte, non sarebbe stato minimamente sensato andarsene in giro liberamente senza guida. Nel ballatoio aperto che conduceva alle camere svolazzavano numerosi pipistrelli.

Entrammo allo Tsavo il giorno seguente. Per avere la possibilità di osservare qualche predatore in attività in tutti i parchi africani è meglio mettersi in marcia il mattino prestissimo, quando è ancora buio e la temperatura gradevole, se non addirittura fresca. Di giorno, appena il sole è un po’ alto sull’orizzonte, il caldo comincia a farsi a tratti opprimente e i felini spossati se ne stanno per lo più pigramente sdraiati sotto qualche albero o tra l’erba fitta. Quel pomeriggio a Tsavo fummo pertanto molto fortunati.

Procedevamo molto lentamente sulla pista scorgendo, poco distante, varie specie di erbivori: facoceri, gazzelle di Thomson, esemplari di cobo dalle lunghe corna, impala, zebre ed eleganti giraffe. Vedemmo anche un esemplare di struzzo maschio, nero, che si allontanava lentamente verso l’interno della savana. Fu ad un certo punto che la nostra anziana guida si fermò di colpo e, sceso dal fuoristrada, si mise a controllare alcune tracce impresse sulla terra battuta. Tornò quasi immediatamente nell’abitacolo sussurrando a bassa voce “cheetah!”(1) e cominciò quindi a scrutare con occhio allenato i movimenti degli arbusti ai lati della strada. Osservavamo senza scorgere nulla quando, d’un tratto, una femmina di ghepardo, elegantissima, attraversò di scatto la pista a non più di cinque metri dal nostro fuoristrada, per raggiungere i suoi due piccoli che se ne stavano, quasi invisibili, sotto un albero lì vicino. Incredibilmente in pieno giorno eravamo riusciti a vedere nitidamente uno dei più sfuggenti felini africani, e per lo più nella fitta vegetazione di Tsavo.

tramonto a Tsavo (Kenya)

tramonto a Tsavo (Kenya)

La sera si poteva ammirare la pianura dalla grande terrazza sopraelevata del nostro lodge e gli incantevoli tramonti. Gli alberi della savana, in controluce, disegnavano profili bellissimi sullo sfondo del cielo rosso. Appena calava il buio l’atmosfera però cambiava radicalmente. Gli erbivori, centinaia, si facevano di colpo molto nervosi. Gli esemplari della stessa specie tendevano a riunirsi uno vicino all’altro e si notavano i loro corpi tesi fin quasi allo spasmo, pronti a scattare al minimo rumore: stava iniziando il momento della giornata in cui le temibili leonesse e gli altri predatori tornavano ad essere molto attivi. Restammo varie ore a scrutare con un binocolo il paesaggio, sempre più avvolto nelle tenebre, e le sagome degli animali, sempre più indistinguibili. Ma non successe nulla.

Il giorno seguente passammo per le incantevoli sorgenti turchesi di Mzima Springs, limpide e immerse in una fitta vegetazione.

elefante al Parco Amboseli (Kenya)

elefante al Parco Amboseli (Kenya)

Scorgemmo decine di ippopotami e molti infidi coccodrilli, immobili ma letali. L’osservatorio, con vetri a tenuta stagna, era in parte immerso nel laghetto cosicché, comodamente seduti all’asciutto sotto il pelo dell’acqua, potemmo osservare gli ippopotami nuotare in mezzo a decine di pesci tropicali. Giungemmo infine ad Amboseli. Nelle ampie pianure scorgemmo senza difficoltà migliaia di animali: elefanti, facoceri, gazzelle, antilopi, giraffe e zebre da qualsiasi parte si volgeva lo sguardo. Vedemmo anche i colossali bufali, le sgraziate iene maculate, stormi di avvoltoi, struzzi e altri uccelli, babbuini. Raggiungemmo quindi il punto panoramico denominato Observation Hill, da cui si poteva ammirare dall’alto una meravigliosa vista del parco. Ad Amboseli visitammo anche uno dei microscopici villaggi Masai, che mi sembrò però del tutto “ricostruito” ad uso dei viaggiatori.

Abitazione Masai al Parco Amboseli (Kenya)

Abitazione Masai al Parco Amboseli (Kenya)

Ad ogni modo la visita servì per avere un po’ l’idea di come viveva una volta questo popolo, e come vive tutt’ora nelle aree molto più sperdute verso la Tanzania. Il villaggio che visitammo era completamente circondato da arbusti secchi e molto ispidi ammassati uno sull’altro per formare una sorta di muro difficilmente valicabile dai predatori. Le capanne di fango e sterco, basse e col tetto di frasche, presentavano un ingresso molto stretto a U, anche questo per limitare la possibilità di accesso a qualche grosso predatore. L’interno era molto spoglio con il pavimento in terra battuta e stuoie polverose, buio, con due “stanze” e con un grande letto rivestito in pelle di vacca.

I masai (“finti”?) sfilarono con i loro mantelli rossi inscenando la consueta danza in cui, accompagnati dal tipico suono gutturale, si elevano spiccando grandi salti. Le donne, addobbate con monili fatti di perline e con i capelli rasati, erano vestite con indumenti di colore blu.

L’ultima notte dormimmo ad Amboseli in un bel lodge.

La nostra una stanza al piano terra aveva, dal lato opposto dell’entrata, una piccola veranda aperta sulla savana. Poco distante una pozza già occupata da numerosi elefanti.

Donne masai al Parco Amboseli (Kenya)

Donne masai al Parco Amboseli (Kenya)

Dalla veranda, senza barriere, ci si sarebbe potuti incamminare liberamente fino al cuore del parco. Noi uscimmo appena un po’ e con molta circospezione ma tornammo immediatamente indietro, appena mi ritrovai a pochi passi da un enorme bufalo che mi stava osservando ruminando erba. Notando che la finestra della stanza era di spesso vetro antisfondamento e la porta, da cui si poteva uscire verso la veranda, era di metallo e si chiudeva con uno robusto chiavistello, ci sembrò subito evidente che qualche animale, anche predatore, sarebbe potuto arrivare indisturbato fin quasi dentro la camera.

Quell’ultima sera ci coricammo sfiniti per le levatacce degli ultimi giorni e dal letto posizionato vicino all’enorme finestrone, al buio, ammirammo per un bel po’ gli elefanti alla pozza. Spesso si sentivano le scorribande di qualche piccolo cercopiteco che correva sul tetto facendo un rumore infernale.

Ci addormentammo così, pensando che i barriti, forse per il vento che spirava verso la nostra direzione, sembravano vicini, sempre più vicini…

Poi accadde tutto molto velocemente. Sentii un boato provenire dall’esterno ed ebbi appena il tempo di scorgere la grossa sagoma di un elefante prima che la vetrata andasse letteralmente in frantumi. Trascinai Martina lungo il corridoio mentre il pachiderma cominciava a scavalcare i resti del finestrone per entrare in camera. Ci chiudemmo dentro il bagno, al buio, sprangando la solida porta, pronti a scappare dalla finestra in caso di necessità… Aspettammo così per qualche tempo e mi addormentai. Quando riaprii gli occhi ero nel mio letto e fuori era buio. Dalla finestra, intatta, della camera si potevano vedere gli elefanti che si stavano ancora bagnando alla pozza.

La natura primordiale dell’Africa mi aveva colpito molto, o forse era stato qualche effetto collaterale dei farmaci anti malaria che stavo assumendo.

Si, perchè quella scena terribile che avevo vissuto non era stata altro che un sogno.

Note: 

1. “Ghepardo!”

 

Links utili:

Ministero del Turismo del Kenya (Ministry of Tourism – Kenya)

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6 Replies to “I parchi nazionali di Tsavo e Amboseli in Kenya”

  1. Patrizzia Casta

    Buono article ! Siamo a questo particolare grande messaggio su nostro sito
    nostro sito. Mantenere il buon la grande scrittura.

    Maramures Grazie, buona giornata!

    Reply
  2. Ippolita

    Ho percorso la tua “via” con interesse ed entusiasmo…un apprezzamento particolare per il supporto fotografico!

    Reply

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