Mandalay (Myanmar – Birmania)

Mandalay, 23 novembre 2015

pagoda Kyauktawgyi, ingresso (Mandalay, Myanmar - Birmania)

pagoda Kyauktawgyi, ingresso (Mandalay, Myanmar – Birmania)

La giornata era destinata alla visita della città. Una città davvero grande, caotica, che si estende in tutte le direzione partendo dall’ideale centro: l’enorme quadrilatero dalle mura massicce, circondato da un largo fossato, al cui interno c’è il palazzo reale. Mandalay è troppo grande per essere visitata comodamente a piedi. Ci vuole almeno una bicicletta, stando però attenti al traffico. Meglio noleggiare un motorino con conducente, se ci si fida, e farsi portare un giro alla scoperta della tante pagode, dei templi, degli antichi monasteri in legno. Girando in motorino, più che in macchina, si vive la città: si sente l’aria umida sul viso, i rumori delle macchine, l’odore delle strade, i colori sembrano più intensi. Ogni tanto si respira anche la polvere sollevata dal vento. Si sente, almeno un po’, la fatica degli spostamenti: anche in motorino si capisce quanto sia vasta Mandalay coi suoi viali senza fine, i grandi edifici fatiscenti, il perimetro cinto dalle mura (lungo oltre 6 chilometri), gli incroci intasati da automobili, pulmini e carretti. Mandalay è una città viva.

Pagoda Kuthodaw (Mandalay, Myanmar - Birmania)

Pagoda Kuthodaw (Mandalay, Myanmar – Birmania)

Il giorno prima, in occasione della salita a Mandalay Hill, avevo conosciuto Kyaw: un ragazzo ventenne, che praticamente non conosceva una sola parola di inglese, ma che sembrava tranquillo e onesto. Dopo la bella escursione alla collina avevo deciso di accordarmi con lui. Sarebbe stato a mia disposizione per circa otto ore e mi avrebbe accompagnato, col suo motorino molto sgangherato, in tutti i posti che gli avrei indicato fino ai confini della città. Di buon’ora Kyaw si presentò al mio albergo, in una stradina non asfaltata e in verità un po’ fatiscente, poco distante dalla grande strada che conduceva direttamente verso l’angolo sud occidentale delle mura. Come sperato la giornata trascorse piacevolmente. Passammo accanto alla Torre dell’Orologio per poi risalire in senso orario il perimetro delle mura, fino ad un gruppo di pagode molto vicine una all’altra. La Kuthodaw Pagoda ha un grande cortile, dove si erge lo stupa dorato. Tutto intorno, su centinaia lastre di marmo, ciascuna racchiusa nel suo stupa, è scolpito quello che può definirsi il libro più grande del mondo: i 15 testi sacri buddhisti che formano il Tripitaka. All’ingresso della pagoda notai dei bambini, vestiti in abiti tradizionali con le guance dipinte, che vendevano fiori di gelsomino per pochi kyat (1). Ripensai al fatto che, sia a Yangon che lungo il tragitto per arrivare al Golden Rock, avevo già visto molti altri bambini che mendicavano per le strade e molti altri che, addirittura, erano impiegati per il trasporto di sacchi di sassi che servivano per preparare il fondo delle strade in costruzione…

nei pressi della Kuthodaw Pagoda (Mandalay, Myanmar - Birmania)

nei pressi della Kuthodaw Pagoda (Mandalay, Myanmar – Birmania)

Anche nella attigua Sandamuni pagoda si possono ammirare centinaia di piccoli stupa candidi che riflettono, quasi fossero cumuli di neve, la luce del sole. Tutte le nicchie, le decorazioni, le cellette che custodiscono statue o iscrizioni, devono essere costantemente pulite e ridipinte. Alcuni ragazzi muniti solo di piccoli pennelli e barattoli di pittura bianca, erano intenti a ripassare pazientemente i bordi di questi elementi architettonici (sono migliaia) in quello che sembra una corsa senza tregua per rimediare di continuo ai danni dell’umidità, del sole, degli animali (uccelli e cani) che girano tra i templi.

La Kyauktawgyi Pagoda si estende invece su un’area molto estesa, ornata dai bei giardini dai quali spiccano decine di statue variopinte. Qui c’è una gigantesca statua di Buddha di quasi mille tonnellate, custodita e protetta in una stanza con colonne a specchio. E ancora stanze dorate, pagode di legno intarsiato, decorazioni, stupa bianchi o dorati… Più a sud sorge un favoloso antico monastero in legno di teak, immerso in una zona verdeggiante. La luce del sole faceva risaltare gli elaborati intarsi delle porte e del tetto. Su uno dei lati c’era la consueta campana rituale e poco lontano un assembramento dei venditori di marionette. Dall’altra parte della strada il monastero Atumashi dalla grande terrazza di un bianco accecante.

monastero Shwenandaw Kyaung (Mandalay, Mynmar - Birmania)

monastero Shwenandaw Kyaung (Mandalay, Mynmar – Birmania)

A Mandalay il problema di cambiare dollari assunse contorni grotteschi. Nessuno era interessato alle mie banconote. Appena notavano la leggera piega al centro del biglietto (avevo tenuto i soldi piegati in un portamonete) tutti i venditori si rifiutavano di accettare il danaro. Solo in un caso riuscii a cambiare. Per acquistare il biglietto dell’area architettonica di Mandalay, non volendo perder tempo alla ricerca di uno sportello ATM e tenuto conto che il costo era abbastanza esiguo, accettai il cambio a tassi truffaldini di un venditore ambulante, che applicò una “commissione” di circa il 30% del valore delle banconote. Il discorso era chiaro: più le banconote erano rovinate più sarebbe stato “faticoso” per i cambia valute risalire la catena per riottenere da quei dollari moneta locale. Mi immaginavo le tribolazioni di queste persone. Se io avevo rinunciato al 30% molto probabilmente il venditore avrebbe perso il 20% portando quei soldi in banca: così il suo guadagno effettivo era in realtà un modesto 10% (modesto per il tempo che avrebbe perso e per il rischio che anche la banca non accettasse il danaro). Mi ripromisi allora di prelevare dagli sportelli ATM ad ogni occasione oppure, nel caso di spese di  importo più rilevante (per esempio il noleggio di un taxi per una giornata), di mettere le cose in chiaro: o accettare i miei soldi oppure niente…

Palazzo Reale, cortile interno (Mandalay, Myanmar - Birmania)

Palazzo Reale, cortile interno (Mandalay, Myanmar – Birmania)

La visita all’interno delle mura reali fu molto piacevole. Entrai dal lato est ma dovetti scedendere dal motorino perchè, come mi disse Kyaw, dentro la grande area i turisti potevano girare solo a piedi o in bicicletta. Decisi allora di affittarne una da un piccolo deposito che si trovava proprio oltre la porta principale. Tutta l’area interna è molto vasta: un grande boschetto rigato da strade asfaltate che corrono accanto a costruzioni storiche: torri, sculture recenti, edifici. Solo una piccola parte è però visitabile dagli stranieri: non si può lasciare il viale principale che per poche decine di metri in ogni direzione essendo quel parco la sede di installazioni militari. Lessi con attenzoni alcuni cartelli con scritte di divieto. In un altro c’era disegnato uno scheletro in motorino con una serie di avvisi: si capiva che erano raccomandazioni per la sicurezza stradale con alcuni consigli da seguire per non finire come quello scheletro: allacciare il casco, tenere le luci accese, ecc…

Ero quasi sul punto di fotografare quella specie di installazione che trovai umoristica quando accanto al cartello notai, sconcertato, fotografie di veri incidenti di moto che avevano coinvolto mortalmente giovani del posto. Le foto erano agghiaccianti: ragazzi e ragazze col viso sfigurato, che giacevano senza vita in un lago di sangue… Riflettei sulle contraddizioni di questi paesi “poveri”: la bellezza dei luoghi e la sporcizia appena si gira l’angolo, le gentilezza delle persone e la condizione precaria che spinge le famiglie a far lavorare anche i bambini piccolissimi, il romanticismo delle camminate sugli argini del fossato e l’evidenza del disagio sociale dei tantissimi giovani che si ammazzano guidando spesse volte ubriachi…

Pagoda Sandamuni (Mandalay, Myanmar - Birmania)

Pagoda Sandamuni (Mandalay, Myanmar – Birmania)

Il Palazzo Reale, ricostruito di recente, è imponente. Una serie di grandi edifici, oltre quaranta, dai colori pastello, circondati da tappeti d’erba ben tenuta e dai quali svetta una curiosa torre di guardia a spirale, sulla sommità della quale c’è una piccola terrazza da cui si può osservare tutta l’area intorno. Trovai tutto l’insieme, anche se molto curato e per certi versi mirabile, non molto interessante: troppo evidente che si trattava di una riscostruzione moderna intorno a pochi elementi originali (mi ritornò in mente il restauro “romantico” del Palazzo di Cnosso a Creta, dove si è scelto non tanto di mostrare quello che è rimasto del palazzo, quanto di ricostruire con materiali moderni le colonne, le facciate e gli affreschi, cercando di offrire una visione storicamente attendibile ma artefatta). Giungemmo infine al grande tempio Mahamuni, importantissimo luogo sacro che riceve ogni giorni migliaia di pellegrini che venerano l’imponente e antica (si pensa vecchia di circa 2000 anni) statua di Buddha seduto. Come in altri luoghi i fedeli acquistano sottili foglie d’oro che applicano sulla statua sfregando con forza. Nel corso dei secoli si è così formato uno strato d’oro puro che avvolge il Buddha spesso, si stima, svariati centimetri. Il pomeriggio era ormai al termine. Sapevo già che in breve tempo il sole sarebbe tramontato dietro gli alberi. Chiesi a Kyaw di lasciarmi nei pressi delle mura: avrei camminato lungo il fossato dove molte persone facevano jogging. La gornata era letteralmente volata, era stata splendida, e lo ringraziai.

Le prime luci della sera cominciavano ad oscurare il profilo delle massicce e tozze mura aldilà del fossato e, ben presto, comparvero le stelle. Il buio rendeva Mandalay ancorà più misteriosa.

Link utili:

Myanmar Tourism Ministry – web site

Note:

  1. kyat: moneta ufficiale del Myanmar

 

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