Il Palazzo Reale di Phnom Penh – Cambogia

26-27 novembre 2014

Il mio piccolo albergo si trovava a pochi passi dal muro di cinta del Palazzo Reale e del Museo Nazionale.

Palazzo Reale, giardini interni (Phnom Penh, Cambogia)

Palazzo Reale, giardini interni (Phnom Penh, Cambogia)

Appena giunto nella capitale, sebbene fossi stanchissimo per via del fuso orario e per avere trascorso la nottata in volo, decisi di uscire ugualmente per una breve passeggiata fino al punto in cui il fiume Tonle Sap si congiunge al Mekong. Da subito Phnom Penh manifestò il carattere di città caotica e, in certe zone, decisamente degradata. Percorrendo le vie trafficate che conducevano al lungofiume mi si ripresentarono agli occhi scene già osservate a Kathmandu: fiumi di motociclette, risciò e pedoni che intasavano le vie, alcune molto strette, al di sopra delle quale pendevano grovigli di fili elettrici. Questo deja vu tuttavia durò poco: diversamente da Kathmandu il traffico mi pareva più silenzioso, le strade erano un po’ più larghe e i marciapiedi, sebbene stretti e spesse volte occupati da venditori ambulanti, erano in parte praticabili. Notai che però c’era più sporcizia: vicino agli alberi dei viali e agli angoli delle vie c’erano cumuli di sacchetti di spazzatura aperti, avanzi di varia natura e cartacce. In alcune zona poi era forte l’odore di fognatura mischiato a quello dei gas di scarico delle vecchie motociclette.

Palazzo Reale, Pagoda d'Argento (Phnom Penh, Cambogia)

Palazzo Reale, Pagoda d’Argento (Phnom Penh, Cambogia)

Nei viali alberati c’era poi una parte di umanità che tirava a campare vendendo frutta o cibo preparato al momento, in mezzo al pattume, oppure che si riparava dal caldo su alcune amache tirate tra un albero e l’altro. Raggiunsi il lungofiume e vidi per la prima volta il Mekong, maestoso e dalle acque torbide, che scorreva lento verso sud est, in direzione del Vietnam. Tutta la zona mi sembrò più colorata. C’erano numerose persone di tutte le età che passeggiavano o parlavano sedute sulle panchine, proprio a ridosso dei giardini che circondano il lato est del Palazzo Reale, annunciato da un grande cartellone variopinto con il ritratto del re. D’un tratto mi si avvicinò un anziano signore che reggeva un enorme vassoio chiedendo se volessi qualcosa. Ci misi qualche secondo a focalizzare di cosa si trattava: su quel vassoio c’erano montagne di grilli tostati, forse anche delle cavallette, e un po’ in disparte alcuni spiedini di serpente.

Nel tardo pomeriggio il sole cominciò a calare dietro gli alberi e quando arrivai al muro di cinta del Palazzo Reale tutto era già all’ombra. Riuscii appena ad intravedere i tetti variopinti delle pagode aldilà di un grande cancello chiuso.

statua di Buddha, giardini del Palazzo Reale (Phnom Penh, Cambogia)

statua di Buddha, giardini del Palazzo Reale (Phnom Penh, Cambogia)

L’indomani fu una bellissima giornata, molto calda e con un sole brillante. Mi aspettava un lungo giro per la capitale e avrei iniziato proprio dal Palazzo Reale. Il luogo era semplicemente incantevole. La luce illuminava i giardini rigogliosissimi e i tetti delle pagode khmer dalle ricche decorazioni dorate. In quel tripudio di luce e colori il tempo volò. In tutta l’area vi erano numerosi edifici, padiglioni, santuari… Dietro la statua equestre raffigurante il re Norodon svettava il tetto della famosa Pagoda d’Argento dallo scintillante pavimento ricoperto da migliaia di piastrelle d’argento (visibili sono in alcuni tratti essendo il pavimento ora ricoperto da enormi tappeti) e dalle scalinate in marmo.

Pagoda del Palazzo Reale, particolare (Phnom Penh, Cambogia)

Pagoda del Palazzo Reale, particolare (Phnom Penh, Cambogia)

Poco più in là, salendo lungo stretti gradini contornati da piante, si giungeva ad un piccolo spiazzo con al centro un santuario tutto raccolto, circondato da statue di Buddha. Mi sembrò quasi un miracolo che l’intero complesso architettonico fosse stato risparmiato dalla furia distruttiva dei khmer rossi durante la Kampuchea Democratica degli anni ’70. In effetti non sembrava di essere in un paese dove neanche quarant’anni prima si era consumato uno dei più terribili genocidi della storia dell’uomo.

Ma non era così: nel corso di quella stessa giornata le terribili vestigia della tragica storia moderna della Cambogia mi sarebbero comparse davanti agli occhi lasciandomi letteralmente sconvolto. Prima però avrei visitato il Wat Phnom.

Links utili:

 Phnom Penh Capital Hall – Tourist attractions (english)

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