Il deserto del Wadi Rum – Appunti di Viaggio in Giordania 5/5

La parte più meridionale della Giordania appartiene ad un deserto di sabbia rossa e montagne di arenaria che danno vita a paesaggi incantevoli. Si tratta del deserto del Wadi Rum, una vasta area che inizia poco lontano dalla cittadina di Quweira e si estende, per oltre 130 chilometri verso sud, in Arabia Saudita. E’ un’area caratterizzata da picchi solitari che svettano dall’altopiano sabbioso raggiungendo altezze inaspettate di 1700, 1800 metri ed oltre, abitata da una popolazione nomade dal carattere ospitale.

Ripartimmo da Petra raggiungendo il centro visitatori dell’area protetta del Wadi Rum in un paio d’ore di macchina. Subito scorgemmo i Sette Pilastri della Saggezza, la particolare formazione rocciosa che prende il nome dal libro di Lawrence d’Arabia e le alte montagne della zona attraversate da canyon di sabbia rossa. Sbrigate le formalità prendemmo subito contatto con la nostra guida Attayak che, pigramente, ci stava aspettando con il suo fuoristrada Toyota presso il modesto centro abitato lì vicino. Nel deserto avremmo pernottato una notte presso un campo tenda distante una decina di chilometri e, come ci informò subito la guida, saremmo stati gli unici ospiti.

formazione rocciosa del Wadi Rum (Giordania)

formazione rocciosa del Wadi Rum (Giordania)

Dopo aver accompagnato Attayak al negozietto di alimentari, per comprare il necessario per la cena, partimmo senza indugio verso l’interno del deserto. Il sole ormai era completamente a picco, quasi accecante, e il clima torrido. Nel silenzio del deserto, rotto solo dal rumore del motore del nostro fuoristrada, raggiungemmo alcune località: la casa di Lawrence d’Arabia (ridotta a poco più di un ammasso di mattoni), le dune di sabbia rossa, lo Jebel Khazali , la piuttosto insignificante sorgente di Lawrence e un paio di gole dalla lussureggiante vegetazione. Di tanto in tanto, in lontananza, si poteva scorgere qualche nomade alla testa di piccole carovane di dromedari. Era il primo pomeriggio quando, accaldati dalla lunga escursione, Attayak ci condusse all’ombra di uno jebel. Lì, accarezzati da una brezza un po’ più fresca, in un silenzio surreale, ci riposammo per un paio d’ore distesi su una stuoia appoggiata alla roccia liscia, contemplando il paesaggio intorno e sorseggiando tè al cardamomo preparato al momento. Parlammo a lungo con Attayak che ci raccontò del modo di vivere dei nomadi del deserto, della sua famiglia, dei suoi figli piccoli e della sua passione per l’arrampicata. Incuriositi chiedemmo se lì intorno ci fosse qualche piccola collinetta su cui poter fare un po’ di facile scrambling.

ponte di roccia nel Wadi Rum (Giordania)

ponte di roccia nel Wadi Rum (Giordania)

Sembrava che Attayak non aspettasse altro: in pochi secondi sbaraccammo il campo e ci dirigemmo verso lo Jebel Qaber Amra nei pressi del quale si poteva ascendere, abbastanza facilmente, ad un piccolo ponte di roccia sospeso ad una decina di metri d’altezza, dal quale si ammirava un bellissimo panorama. Intanto il pomeriggio cominciava a volgere al termine e il sole cominciava a farsi più tenue, ammantando di caldi colori tutto il paesaggio. La sabbia del deserto si faceva sempre più rossa ed il cielo, senza la minima nuvola, era di un azzurro intenso. Lentamente raggiungemmo l’accampamento dove avremmo trascorso la notte. Il campo era costituito da un’ampia ed accogliente area pavimentata da stuoie e riparata da una grande tenda. Poco più in là c’era una piccola costruzione in muratura con una cisterna d’acqua sul tetto. Si trattava del magazzino che conteneva tutto ciò che serviva per cucinare e per trascorrere le notti nel deserto: coperte, stuoie, stoviglie. Quando entrammo nell’angusto locale fummo sopraffatti da un odore nauseante di grasso rancido. Vi era una alta pila di pentole e piatti non lavati accumulati nel lavandino alimentato dalla cisterna d’acqua sul tetto. Pensammo un po’ interdetti che su quelle pentole e su quei piatti avremmo dovuto mangiare ma poi considerammo il fatto che con le alte temperature della cottura il grasso si sarebbe sciolto e le stoviglie sarebbero state sterilizzate.

campo tendato nel Wadi Rum (Giordania)

campo tendato nel Wadi Rum (Giordania)

Ci dirigemmo quindi alla piccola formazione rocciosa lì vicino per osservare lo stupendo tramonto. Il cielo, prima di un azzurro intenso si fece sempre più rosato, quasi rosso, e poi cominciò a dipingersi con migliaia di stelle luminosissime. Per noi, abituati alla luce notturna delle città e alla sempre presente foschia di umidità della Pianura Padana, fu uno spettacolo certamente insolito, paragonabile solo ai cieli stellati ammirati da alcune isolate zone delle Dolomiti durante le notti estive. Rimanemmo lì fino a che Attayak ci avvisò che potevamo iniziare a mangiare e che il cuoco, un giovane ragazzo sudanese di nome Alì appassionato di calcio italiano, ci avrebbe fatto compagnia. La cena, semplice e certamente non memorabile, consisteva in un’enorme padella piena di riso e pollo, servito inevitabilmente con le mani, accompagnato da pane con hummus in scatola. Il tutto innaffiato con tè al cardamomo preso da un bricco che ribolliva continuamente sul fuoco acceso tra alcune pietre. La serata, fresca, trascorse piacevolmente in un’atmosfera raccolta fino a che Attayak si alzò informandoci che sarebbe andato a dormire. Pensammo che era ancora molto presto (saranno state le dieci e mezza) ma nel deserto, come altre volte avevamo potuto constatare, il ritmo della vita è segnato dalla luce ed in estate la giornata generalmente inizia di mattino prestissimo. Dormimmo placidamente fino alle prime luci dell’alba sotto un cielo stellato, appena disturbati dal rumore di qualche animale (piccole volpi? roditori?) che si muoveva nella notte.

Purtroppo la nostra esperienza nel deserto, e in Giordania, stava volgendo al termine. Salutati Attayak e Alì, dopo aver fatto colazione a base di pane e dell’immancabile tè, raggiungemmo la nostra autovettura parcheggiata al centro visitatori e cominciammo il nostro viaggio sulla via del ritorno. Prima di arrivare nuovamente ad Amman, per l’ultima notte del nostro soggiorno, riuscimmo comunque a visitare velocemente Aqaba e il suo stretto golfo che bagna la zona dove, in poche centinaia di metri, vi sono i confini di tre paesi (Giordania, Israele ed Egitto). Risalimmo quindi verso la capitale percorrendo la spettacolare strada che costeggia il Mar Morto facendo una breve sosta per nuotare un paio d’ore in questo specchio d’acqua salatissima e densa, galleggiando senza alcuna fatica, avvolti in un mantello di umidità che toglieva letteralmente il respiro.

Partimmo il giorno seguente per l’Italia ripensando, già con nostalgia, al fascino maestoso di Petra e alla quiete del Wadi Rum.

Links utili:

Ministero del Turismo di Giordania (Jordan Tourism Board)

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One Reply to “Il deserto del Wadi Rum – Appunti di Viaggio in Giordania 5/5”

  1. Rosy

    Sto partendo per la Giordania e questo articolo mi ha fatto assaporare ciò che a breve visiterò ….

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