Luxor: l’arrivo – Appunti di viaggio in Egitto 1/5

Nell’estate del 2011, in un periodo in cui la situazione in Egitto sembrava relativamente tranquilla, io e mia moglie Martina abbiamo organizzato una breve vacanza a Sharm-el-Sheik insieme alla nostra bambina di quattro anni. Al termine del soggiorno al mare la mia famiglia sarebbe rientrata in Italia, mentre io mi sarei fermato altri sette giorni per visitare le due aree del paese che mi interessavano di più: Luxor e le antiche necropoli di Saqqara e di Dashur, nei pressi del Cairo.

Non era la mia prima volta in Egitto. Già nel lontano 2002 io e Martina avevamo fatto una breve crociera sul Nilo, che comprendeva anche qualche giorno al Cairo. Quella volta eravamo partiti proprio da Luxor. Dopo una brevissima visita al Tempio che prende il nome dalla città e a quello, veramente mastodontico, di Karnak, si era passati sulla sponda occidentale del Nilo (West Bank) per visitare, anche lì molto velocemente, alcune tombe nella Valle dei Re e lo spettacolare Tempio di Hatshepsut a Deir al-Bahri. La crociera era poi proseguita verso Aswan, passando per Esna, Edfu e Kom Ombo e poi al famosissimo tempio di Abu Simbel con le quattro gigantesche statue assise di Ramesse II. Giunti infine al Cairo, avevamo visitato la parte medievale della Città, le Piramidi di Giza e l’antica Memphi. Il viaggio era stato entusiasmante ma con tutti i limiti dei viaggi organizzati: tempi serrati, poca flessibilità e impossibilità, quasi,  di fare altre conoscenze che non fossero i compagni di viaggio italiani.

Al-Gezira nei pressi di Luxor (Egitto)

Al-Gezira nei pressi di Luxor (Egitto)

Questa volta, invece, avrei viaggiato da solo. Avrei visitato alcuni luoghi tralasciati durante il mio primo viaggio e sarei tornato in altri per riscoprirli con molta più calma. Il mio interesse per Luxor era rivolto in particolare alla sua parte occidentale, dove si trova l’antica necropoli di Tebe. Sarei sicuramente ritornato nella Valle dei Re e a Deir el-Bahri. Però, questa volta, avrei visitato anche altri templi molto importanti della zona (per esempio Medinet Habu, il Ramesseum e il Tempio di Sethi I) e le poco conosciute Tombe dei Nobili. Da Luxor, in giornata, sarei arrivato anche in altri due luoghi molto speciali e fuori dagli itinerari più tradizionali: al tempio di Abydos, che conserva la famosissima lista dei re, e al tempio di Hathor a Dendera, con le sue decine di colonne dipinte e i capitelli raffiguranti il viso della dea. Al Cairo sarei ovviamente ritornato alle famose Piramidi di Giza ma, in questo secondo viaggio, avrei visitato anche alcune piramidi più antiche e meno note: la piramide a gradoni di Djoser a Saqqara, con tutta la necropoli, e la piramide rossa e quella romboidale a Dashur. Avrei infine ripercorso più attentamente il Museo Archeologico del Cairo.

Il viaggio iniziò all’alba di una mattina di fine agosto. Saranno state le sei quando mi imbarcai dall’aeroporto di Sharm el-Sheik in direzione Luxor. Avrei pernottato quattro notti nel minuscolo paesino di Al-Gezira, proprio nei pressi della riva occidentale nel Nilo di fronte alla città. L’arrivo non fu dei migliori. Il taxista che mi avrebbe portato a destinazione, percorrendo una strada molto lunga che passava per Luxor e quindi conduceva al ponte automobilistico sopra il Nilo e alla riva occidentale, era già ad aspettarmi puntualissimo. Ma, purtroppo, il mio bagaglio si era perduto chissà dove. Mi rivolsi subito all’ufficio oggetti smarriti e l’addetto dell’ufficio, che non conosceva neanche una parola di inglese, mi fece capire che i miei bagagli probabilmente sarebbero arrivati l’indomani mattina.

Seccato e sconsolato raggiunsi il taxi. Per fortuna avevo un cambio di indumenti nel bagaglio a mano. Pensai che l’indomani sarei ritornato e che, nella peggiore delle ipotesi, avrei comprato dei vestiti, a buon mercato, in qualche bazar della zona. Il taxista che mi aspettava si chiamava Ahmed, ed era un ragazzo di ventisei anni che aveva sempre vissuto a Luxor, salvo un breve periodo trascorso a lavorare a Hurgada. Conosceva l’inglese discretamente. Ci volle quasi un’ora per raggiungere Al-Gezira. L’aeroporto di Luxor non è molto vicino dal centro della città. Inoltre le strade non erano in ottimo stato, c’erano numerosi asini che trasportavano fieno o che trainavano piccoli carri e molte persone che camminavano a bordo della strada. Di tanto in tanto si incappava in un posto di blocco di polizia, segnalato da altissimi dossi che sbucavano dall’asfalto o da catene chiodate che venivano poste in mezzo alla strada per obbligare i conducenti a fermarsi. Da Luxor proseguimmo per un altro buon tratto di strada, fino al primo ponte sul Nilo che ci avrebbe consentito di spostarci sulla riva occidentale.

Nel primo pomeriggio raggiunsi Al-Gezira. Ahmed imboccò una piccola strada, stretta e completamente sterrata, ai lati della quale vi erano modeste case. Una moltitudine di bambini stava giocando in mezzo alla terra polverosa e un uomo vestito con la tradizionale tunica galabyya si trascinava dietro un dromedario. Dopo pochi metri il taxi si fermò e Ahmed mi informò che eravamo arrivati. La facciata del mio albergo, e soprattutto il contesto, non prometteva niente di buono. Scoprii quasi subito che il luogo del mio soggiorno era invece un posto molto tranquillo e curato, con un bel giardino dove si poteva trascorrere un po’ di tempo a sorseggiare tè e dove avrei potuto cenare.

il mio bel hotel ad AL-Gezira (Egitto)

il mio bel hotel ad Al-Gezira (Egitto)

Alla reception conobbi Muhammed, appena maggiorenne e accanito fumatore, e Ajijh, uno studente di un istituto turistico della zona che trascorreva parte delle sue vacanze estive lavorando negli alberghi. Per fortuna anche loro parlavano, ottimamente, in inglese. Decisi di riposarmi un po’ in giardino e pranzare… ormai era pomeriggio ed io non avevo mangiato praticamente nulla dalla sera prima. Muhammed mi cucinò del pollo con del cous-cous. Divorai tutto, anche se fui sfiorato dal pensiero che mangiare carne forse non ben conservata, utilizzando posate lavate sotto l’acqua del rubinetto (acqua del Nilo?), avrebbe potuto procurarmi qualche problema di salute. Terminato il pasto salutai velocemente Muhammed, che mi informò che la sera ci sarebbe stata una grande festa per un matrimonio celebrato nel quartiere un paio di giorni prima. Se avessi gradito avrei potuto partecipare. Ringraziai molto e, seppur tentato, declinai l’invito anche perchè ero già molto stanco e innervosito dal problema del bagaglio. Uscito dall’albergo mi incamminai subito verso il Nilo. Volevo raggiungere il molo da cui partiva l’economico ed efficiente traghetto utilizzato dai residenti per spostarsi da una riva all’altra per evitare così di farmi trasportare da una della belle imbarcazioni di legno dipinto, ad uso dei turisti, spendendo dieci o venti volte di più.

ad Al-Gezira (Egitto)

ad Al-Gezira (Egitto)

Lungo la strada molte persone assillanti mi fermarono ripetutamente. Sembrava che tutta la popolazione di Al-Gezira volesse dissuadermi dal mio proposito: alcuni mi fermarono per darmi delle indicazioni errate, altri per dirmi che il traghetto non era affidabile, che le corse non erano frequenti e che l’orario non veniva mai rispettato. Alcuni addirittura cercarono di convincermi che il traghetto era molto vecchio e pericoloso. Non diedi retta a nessuno e ad un certo punto riuscii a scorgere, appena a lato della strada, principale il molo che cercavo. Il due traghetti che facevano da spola sul Nilo partivano ogni dieci minuti e il servizio era efficientissimo: l’indomani avrei raggiunto Luxor facilmente. Tornai quindi all’albergo perchè cominciava a calare la sera. Mi fermai un po’ di tempo nel giardino con Muhammed ed Ajij, guardando la televisione e parlando del più e del meno. Emersero subito alcune circostanze, legate alla grave crisi politica in atto, al regime di governo dei militari allora al potere e al conseguente crollo del turismo, che mi fecero riflettere. In quei giorni oltre il 90% delle stanze d’albergo a Luxor era vuoto e la situazione ad Al-Gezira era peggiore. Mi informarono che in tutta Luxor, al momento, c’erano forse meno di cento turisti e che io ero l’unico ospite di tutto l’albergo dopo che una turista norvegese di Lillehammer, con cui avevo scambiato due parole nel pomeriggio, era partita.

Tuttavia pensai che il posto era ospitale e mi piaceva: essere l’unico viaggiatore nell’hotel non mi sarebbe pesato più di tanto. C’era però un’altra questione da considerare. Pochi turisti significava poco smercio di alimenti nei ristoranti e poco smercio voleva dire materie prime probabilmente non freschissime. Decisi quindi che a Luxor non avrei mangiato in alcun ristorante. Avrei fatto colazione in albergo con biscotti e tè bollente e, per pranzo o per cena, avrei mangiato solo gallette, crackers o biscotti secchi acquistati in un piccolo negozio di alimentari abbastanza fornito che avevo visto nel pomeriggio ad Al-Gezira.

Dopo aver fumato un po’ alla shisha, salutai Muhammed e Ajij. Mi addormentai pensando al viale di sfingi che l’indomani avrei rivisto al Tempio di Luxor.

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